Qual è stato il primo stemma?
È una domanda legittima; non lo neghiamo. I migliori storici contemporanei, tuttavia, ci ricordano che una risposta definitiva non è decisiva.
Anzi: «La comparsa degli stemmi non è dovuta all’iniziativa di un singolo individuo, ma fu un fenomeno sociale che si sviluppò nel corso di un periodo piuttosto lungo, tra circa il 1120 e il 1150».¹
Noi, però, vogliamo dare la nostra risposta, onesta e chiara: il primo esempio di stemma giunto fino a noi sarebbe la placca funeraria smaltata di Goffredo Plantageneto, conte d’Angiò e duca di Normandia. In origine si trovava nella Cattedrale di Le Mans (la chiesa è uno dei migliori esempi di architettura gotico-romanica di tutta la Francia), oggi la placca è conservata presso il Musée d’archéologie et d’histoire du Mans.
Enameled funeral plaque of Geoffrey Plantagenet, Count of Anjou and Duke of Normand, Musée d’archéologie et d’histoire du Mans, France.
Osserviamo due punti. Scriviamo “giunto fino a noi” perché non escludiamo la possibilità che ve ne siano stati altri, di poco anteriori, andati perduti, distrutti o mal datati; non possiamo escluderlo. In secondo luogo, utilizziamo il condizionale perché non siamo certi che il duca abbia effettivamente usato le armi raffigurate sul suo scudo.
Spieghiamo subito il problema. Le cronache scritte da Giovanni di Marmoutier, attorno al 1170, raccontano che nel 1127-28 Goffredo fu armato cavaliere dal suocero, Enrico I d’Inghilterra. La moglie di Goffredo era l’Imperatrice Matilde, vedova di Enrico V, imperatore del Sacro Romano Impero. In quell’occasione, il re gli avrebbe concesso di portare uno scudo azzurro decorato con leoni d’oro. La splendida placca tombale smaltata risale a circa trent’anni dopo l’investitura. Goffredo morì nel 1151 e lo smalto sarebbe databile al 1155.
Cosa ci dimostra che siamo di fronte a un vero stemma e non semplicemente a un emblema personale, molto simile ai precedenti scudi araldici? La composizione e i colori sono conformi alle regole araldiche, le figure sono disposte su uno scudo, sul suo campo, e soprattutto abbiamo la prova dell’ereditarietà dello stemma.
Tomb of William Longespée in Salisbury.
Osserviamo questa tomba nella Cattedrale di Salisbury.
È di Guglielmo Longespée, conte di Salisbury e fratellastro di “Cuor di Leone”. Guglielmo Longespée morì nel 1226. Il suo scudo è lo stesso di Goffredo: d’azzurro, a sei leoncelli d’oro, 3,2,1. Non è un caso: Guglielmo Longespée era il nipote illegittimo di Goffredo.
¹Pastoureau, M. (1997), Heraldry: its Origins and Meaning, London: Thames & Hudson, p 19.