Héraldique

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·1723·

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Perché dobbiamo conoscere la storia medievale?

Perché dobbiamo conoscere la storia medievale?

Ci dedichiamo allo studio del blasone. Per l’Encyclopædia Britannica «L’Araldica è la scienza ed arte che si occupa dell’uso e regolazione di simboli ereditari impiegati per distinguere individui, eserciti, istituzioni e corporazioni». È una disciplina complessa, lo sappiamo. Perché affrontare la difficile e infinita storia medievale e togliere del tempo a ciò che ci interessa, all’araldica vera e propria? È un dubbio legittimo. 

Vi spiego l’impaccio. 

Tutti noi, artigiani o operai, principi o borghesi, abbiamo il diritto ad avere uno stemma, lo abbiamo ricordato e dimostrato in un precedente articolo. Non possiamo tuttavia negare che molte delle armoiries che ci vengono alla mente appartennero a dei nobili o furono, e sono, impiegate per rappresentare i loro regni, principati, marchesati, ducati, le loro contee. 

Ecco il primo problema: i territori e le loro amministrazioni sono mutevoli, i loro nomi non sempre precisi. Una seconda difficoltà: spesso le persone del passato o a noi contemporanee – pensiamo a un giovane europeo nato nel 2000 di sangue blu, o perlomeno verdastro, solo per fare un esempio – si fregiano di titoli che sono legati a istituzioni, terre, legislazioni medievali. Sembra non vi sia via d’uscita: il Medioevo ci perseguita.

The Palazzo dei Normanni (Norman Palace), Sicily, Italy. King Roger's Room: mosaics of the room commissioned by King Roger II of Hauteville (1095-1154.

Riflettiamo su come risolvere la questione. Immaginiamo questa situazione: siamo appassionati di araldica e riconosciamo moltissimi stemmi, abbiamo un’ottima memoria, ci consideriamo quasi esperti. Per un attimo ci illudiamo: «La letteratura e la religione non esistono, sapere di un certo re Artù o San Michele non è importante». Naturalmente aggiungiamo: «Conoscere  le arti figurative, l’iconografia e iconologia cristiana non è utile. Leggere dati statistici su leoni o aquile? Ma stiamo scherzando?!». Riconosciamo molti stemmi e ci sembra sufficiente. Ci diciamo: «Tre leopardi d’oro in campo rosso? È l’Inghilterra dei Plantageneti! Un leone con un’ascia? Eirik II di Norvegia». 

Bene, ora ipotizziamo che un ragazzino desideri porre qualche domanda. «Chi ha deciso che il Regno Unito è un regno e non un Granducato, come il Lussemburgo?». Potremmo non saperlo e non farne un dramma. «Per quale motivo è Carlo e non la sorella maggiore ad avere ereditato la corona? La principessa Margaret può usare lo stemma inglese? E il principe di Galles?». Con astuzia rispondiamo solo all’ultima domanda: «È il primogenito!». Il ragazzo non demorde:«Sono regole universali? Da quando?». Complichiamo la faccenda. L’adolescente vede il passaporto di un amico scandinavo. «Perché quell’ascia nello stemma norvegese?». Attenzione, il ragazzino non accetterà risposte vaghe o retoriche del tipo “è simbolo di forza e valore”. Di nuovo, davanti ad una vetrina di un negozio di numismatica di Milano: «Perché in una moneta milanese, d’oro, del ‘500, possiamo vedere il Biscione, l’emblema araldico dei Visconti, in un momento in cui la famiglia era già scomparsa, in compagnia del leone e del castello del Regno di Castilla y León? Quel biscione è visconteo, degli Sforza, del Ducato o della città di Milano?».

MILANO. Filippo II, 1554-1598. Scudi d’oro. Stemma coronato e inquartato con il biscione di Milano, Castiglia e León.

Vi ho convinti? C’è una soluzione e non è l’omicidio del ragazzo: è un ripasso. La mia sarà una semplice visione d’insieme.  Spero possa esservi d’aiuto; per me lo è stata. In questa occasione tratterò solo di storia; iniziamo. C’era una volta…

Milan (Italy). Philip II (of Spain), Duke of Milan from 1540. Ducato coin 1554-1598. Crowned and quartered coat of arms with the arms of Milan, Castile and León.

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